Archivio Diocesano di Conversano
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LUOGHI

Seminario Vescovile di Conversano

Via Paolotti, 2
70014 - Conversano BARI

 


Seminario Vescovile di Conversano

a cura di Gemma Benedetto e Angelo Fanelli
Il 2003 il Seminario Vescovile di Conversano è entrato nel suo trecentesimo anno di vita.
A fondarlo il 16 aprile 1703 fu infatti il vescovo milanese Filippo Meda a due anni di distanza dalla sua nomina di pastore della Chiesa di Conversano.
Si realizzava così l’aspirazione di tutti i presuli del Seicento che ne erano stati impediti per ragioni economiche. La prima sede fu ricavata da un’abitazione privata sita nel Casalnuovo accanto alla Porta Acquaviva d’Aragona.
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Filippo Meda
(1701-1733)
Il 30 gennaio 1722 i seminaristi, cresciuti di numero, vennero trasferiti in un palazzo più accogliente presso S. Cosma che in parte era pervenuto in donazione da un sacerdote del luogo e in parte era stato acquistato con la vendita della casa precedente. La vita di studio e di formazione si sviluppò e prosperò sotto gli episcopati di Giovani Macario Valenti, Filippo del Prete, Michele Tarsia e Fabio Palumbo.
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  Giovani Macario Valenti
(1733-1744)
Filippo del Prete
(1744-1751)
Michele Tarsia
(1752-1772)
Fabio Palumbo
(1772-1786)
 
Ma fu soprattutto il vescovo Gennaro Carelli, conversanese d’origine, a dare la svolta decisiva all’ubicazione stabile del Seminario. Dopo il decreto di soppressione degli Ordini religiosi (7 agosto 1809), il presule intuì che tra i conventi soppressi di Conversano, S. Francesco d’Assisi, Carmine e S. Francesco da Paola, quest’ultimo, detto dei padri Minimi o Paolotti, poteva, anzi doveva, essere la sede ideale e definitiva del Seminario.
Il 6 ottobre dello stesso anno iniziò allora un fitto, paziente e martellante epistolario con le autorità politiche: così, superando tenacemente resistenze, silenzi, attese interminabili e voltafaccia, il 6 novembre 1816 per concessione del re borbonico di Napoli, Ferdinando I, ottenne di essere riconosciuto come il proprietario dell’ex convento dei Paolotti. Il Seminario riceveva in tal modo la sua definitiva e attuale sede. Occorreva tuttavia intervenire innanzitutto per restaurare lo stabile, a lungo abbandonato, e poi ampliarlo. I lavori, iniziati sotto lo stesso Carelli, proseguirono sotto l’episcopato del fratello Nicola e sopratutto del napoletano Giovanni De Simone, il quale nel 1839 concorse con il proprio denaro alle spese di restauro del primo piano e alla ricostruzione di secondo piano e della cappella. Ingrandisci immagine
Gennaro Carelli
(1797-1818)
Ingrandisci immagine Intanto nell’aprile del ’32 il vescovo De Simone aveva ottenuto che l’antica biblioteca del convento di Santa Lucia dei Paolotti di Castellana fosse donata al Seminario, che si arricchì così del più prezioso fondo librario risalente ai primi del ‘500.

Ed egli stesso si prodigò ad accrescerla non solo con la donazione della propria biblioteca ma soprattutto con l’acquisto di importanti e costose pubblicazioni di lettere classiche, storia, diritto, filosofia e teologia, tanto da farsi ritrarre in una grande tela sul cui sfondo figurano opere tomistiche e di diritto canonico
Giovanni De Simone
(1826-1847)
La svolta definitiva nella redazione architettonica del Seminario fu operata dall’illuminato vescovo Giuseppe Maria Mucedola, non gradito al re borbonico di Napoli per le sue aperture risorgimentali, il quale si avvalse della prestigiosa competenza dell’architetto conversanese Sante Simone.

Così nel 1851 furono costruite le logge a Est e a Nord, e nel ’60 con un intelligente inglobamento della struttura originaria seicentesca il Simone fece costruire tutto l’avancorpo con l’ampio prospetto neoclassico, introdotto dal lungo viale fiancheggiato dai giardini.
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Giuseppe Maria Mucedola
(1848-1865)
E il presule Mucedola vi fece apporre il motto paolino del Crescamus: esso più che un logo voleva essere, come di fatto fu, l’impegno programmatico per la formazione integrale dei giovani.

Il Seminario crebbe non solo nel numero degli studenti che si avviavano al sacerdozio ma soprattutto nel prestigio nazionale per l’illustre e valente équipe di docenti, sotto la guida di Domenico Morea che nel ’92 a Montecassino pubblicò le più antiche pergamene benedettine di Conversano, conseguendone grandissima fama.
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arch. Sante Simone
(1823-1894)
Ingrandisci immagine L’altissimo numero di alunni con gli inevitabili abbandoni del sacerdozio (p.e. il filosofo Donato Jaja, maestro di Giovanni Gentile), indussero il vescovo Salvatore Silvestris a separare nel ’74 il Seminario per i candidati al sacerdozio dal frequentatissimo Convitto in cui si formarono i futuri intellettuali e politici della regione, tanto che esso con il riconoscimento statale degli studi nel ’94 si ampliò di nuove aule verso levante.
Il Seminario vero e proprio invece si assottigliò paurosamente, al punto che il vescovo Génnari, futuro cardinale, lo trasferì provvisoriamente nel suo spazioso episcopio. E qui il vescovo successore, Antonio Lamberti continuò a prodigare le sue premure educative verso i chierici.
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  Salvatore Silvestris
(1872-1879)
Casimiro Génnari
(1881-1897)
Antonio Lamberti
(1897-1917)
 
Qui i seminaristi attesero agli studi e alla formazione fino agli anni ’40 del Novecento, quando per l’accresciuto numero vennero trasferiti nell’odierna sede.
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mons. Domenico Padovano
attuale Vescovo della Diocesi Conversano - Monopoli

 
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