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Il
Seminario Vescovile di Conversano
a cura di Gemma Benedetto e Angelo Fanelli

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Il 2003 il Seminario Vescovile di Conversano è entrato nel suo
trecentesimo anno di vita.
A fondarlo il 16 aprile 1703 fu infatti il
vescovo milanese Filippo Meda a due anni di distanza dalla sua nomina di
pastore della Chiesa di Conversano. Si realizzava così l’aspirazione di
tutti i presuli del Seicento che ne erano stati impediti per ragioni
economiche.
La prima sede fu ricavata da un’abitazione
privata sita nel Casalnuovo accanto alla Porta Acquaviva d’Aragona.
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Filippo Meda
(1701-1733) |
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Il 30 gennaio 1722 i seminaristi, cresciuti
di numero, vennero trasferiti in un palazzo più accogliente presso S. Cosma
che in parte era pervenuto in donazione da un sacerdote del luogo e in parte
era stato acquistato con la vendita della casa precedente.
La vita di studio e di formazione si sviluppò
e prosperò sotto gli episcopati di Giovani Macario Valenti, Filippo del
Prete, Michele Tarsia e Fabio Palumbo.
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Giovani Macario
Valenti
(1733-1744) |

Filippo del Prete
(1744-1751) |

Michele
Tarsia
(1752-1772) |

Fabio Palumbo (1772-1786) |
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Ma fu soprattutto il vescovo Gennaro Carelli,
conversanese d’origine, a dare la svolta decisiva all’ubicazione stabile del
Seminario.
Dopo il decreto di soppressione degli Ordini
religiosi (7 agosto 1809), il presule intuì che tra i conventi soppressi di
Conversano, S. Francesco d’Assisi, Carmine e S. Francesco da Paola, quest’ultimo,
detto dei padri Minimi o Paolotti, poteva, anzi doveva, essere la sede
ideale e definitiva del Seminario. |
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Il 6 ottobre dello stesso anno iniziò allora
un fitto, paziente e martellante epistolario con le autorità politiche:
così, superando tenacemente resistenze, silenzi, attese interminabili e
voltafaccia, il 6 novembre 1816 per concessione del re borbonico di Napoli,
Ferdinando I, ottenne di essere riconosciuto come il proprietario
dell’ex convento dei Paolotti.
Il Seminario riceveva in tal modo la sua
definitiva e attuale sede.
Occorreva tuttavia intervenire innanzitutto
per restaurare lo stabile, a lungo abbandonato, e poi ampliarlo.
I lavori, iniziati sotto lo stesso Carelli,
proseguirono sotto l’episcopato del fratello Nicola e sopratutto del
napoletano Giovanni De Simone, il quale nel 1839 concorse con il proprio
denaro alle spese di restauro del primo piano e alla ricostruzione di
secondo piano e della cappella. |

Gennaro Carelli
(1797-1818) |
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Giovanni De Simone (1826-1847) |
Intanto nell’aprile del ’32 il vescovo De
Simone aveva ottenuto che l’antica biblioteca del convento di Santa Lucia
dei Paolotti di Castellana fosse donata al Seminario, che si arricchì così
del più prezioso fondo librario risalente ai primi del ‘500.
Ed egli stesso si prodigò ad accrescerla non
solo con la donazione della propria biblioteca ma soprattutto con l’acquisto
di importanti e costose pubblicazioni di lettere classiche, storia, diritto,
filosofia e teologia, tanto da farsi ritrarre in una grande tela sul cui
sfondo figurano opere tomistiche e di diritto canonico
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La svolta definitiva nella redazione
architettonica del Seminario fu operata dall’illuminato vescovo Giuseppe
Maria Mucedola, non gradito al re borbonico di Napoli per le sue aperture
risorgimentali, il quale si avvalse della prestigiosa competenza
dell’architetto conversanese Sante Simone.
Così nel 1851 furono costruite le logge a Est
e a Nord, e nel ’60 con un intelligente inglobamento della struttura
originaria seicentesca il Simone fece costruire tutto l’avancorpo con
l’ampio prospetto neoclassico, introdotto dal lungo viale fiancheggiato dai
giardini.
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Giuseppe Maria Mucedola
(1848-1865) |
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E il presule Mucedola vi fece apporre il
motto paolino del Crescamus: esso più che un logo voleva essere, come
di fatto fu, l’impegno programmatico per la formazione integrale dei
giovani.
Il Seminario crebbe non solo nel numero degli
studenti che si avviavano al sacerdozio ma soprattutto nel prestigio
nazionale per l’illustre e valente équipe di docenti, sotto la guida di
Domenico Morea che nel ’92 a Montecassino pubblicò le più antiche pergamene
benedettine di Conversano, conseguendone grandissima fama. |
arch. Sante Simone (1823-1894) |
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L’altissimo
numero di alunni con gli inevitabili abbandoni del sacerdozio (p.e. il
filosofo Donato Jaja, maestro di Giovanni Gentile), indussero il vescovo
Salvatore Silvestris a separare nel ’74 il Seminario per i candidati al
sacerdozio dal frequentatissimo Convitto in cui si formarono i futuri
intellettuali e politici della regione, tanto che esso con il riconoscimento
statale degli studi nel ’94 si ampliò di nuove aule verso levante.
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Il Seminario
vero e proprio invece si assottigliò paurosamente, al punto che il vescovo
Génnari, futuro cardinale, lo trasferì provvisoriamente nel suo spazioso
episcopio. E qui il vescovo successore, Antonio Lamberti continuò a
prodigare le sue premure educative verso i chierici. |
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Salvatore Silvestris
(1872-1879) |
Casimiro Génnari
(1881-1897) |
Antonio Lamberti
(1897-1917) |
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Qui i seminaristi attesero
agli studi e alla formazione fino agli anni ’40 del Novecento, quando per
l’accresciuto numero vennero trasferiti nell’odierna sede. |

mons. Domenico
Padovano
attuale Vescovo
della Diocesi Conversano - Monopoli
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