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Archivio Capitolare della Cattedrale di Conversano

La fondazione documentaria del Capitolo Cattedrale di
Conversano, come peraltro quella della sede episcopale (la prima sottoscrizione
documentata del vescovo Leone è del 1081), resta avvolta nell’oscurità dell’Alto
Medioevo. Occorre perciò rintracciarne le testimonianze indirette nel
Chartularium Cupersanense pergamenaceo (cfr. Bibliografia).
La prima risale all’aprile del 915, in cui figura tra i
sottoscrittori di un’importante cartula offertjonis, rogata a Conversano
per conto di Grimoaldo, imperiale spatario candidato, Armiperto gratia Dei
archipresbiter. Altre dignità capitolari, ormai stabilizzate, si riconoscono
nel periodo della contea normanna nella città: così l’arcidiacono Maione nel
luglio del 1089, Giovanni figlio dell’arcidiacono Pietro, e un altro Giovanni
figlio dell’arcidiacono Iocaro, entrambi nel gennaio del 1094.
Quasi un secolo dopo, nel settembre 1188, rinveniamo un Roberto
canonico e nel febbraio 1221, enucleate gerarchicamente, le dignità capitolari:
Salomone arcidiacono, Nicola arciprete, Roberto e Leone primiceri, con le
sottoscrizioni dei primi tre.
L’ACC ha subìto una duplice aggressione iconoclasta che ha
notevolmente depauperato il suo patrimonio archivistico: la prima, avvenuta nel
1503, ha totalmente distrutto il patrimonio più antico dell’Università di
Conversano, quando gli spagnoli, agli ordini di Consalvo di Cordova (Gonzalo
Fernandez di Cordova detto il Gran Capitano), operarono il sacco della città e,
come riferiscono gli storici, bruciarono pergamene e documenti utilizzandoli
come micce per i loro cannoni.
La seconda sciagura abbattutasi sull’ACC, ricostituitosi dopo il
1503, fu opera di un incendio sviluppatosi nel luglio 1911, che distrusse del
tutto l’interno barocco della cattedrale romanica (fine XI-inizi XII sec.) e
parte del patrimonio documentario capitolare.
L’ACC annovera 2 fondi: uno manoscritto e l’altro librario.
Fondo librario
Il patrimonio librario ascende a oltre 1500 volumi, non
inventariati e catalogati, e annovera la collezione di Patrologia latina
del Migne in 221 (+14) volumi (Parisiis 1844-64), importanti serie di storia
civile ed ecclesiastica (Cantù, Rohrbacher, Bullarium di Benedetto XIV),
di letteratura italiana (tra cui 2 cinquecentine di Boccaccio), di diritto,
teologia e di dizionari (tra cui il Moroni in 96 volumi, Venezia 1840-69).

Timbro a secco in vignetta monocolore disegnata a mano del 1725
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